Ieri sera, per quelli che hanno voluto vedere la partita di Coppa Italia tra Inter e Genoa, è andato in scena un concentrato di quello che può accadere a chi gioca in porta. Il protagonista assoluto della serata, infatti, è stato Alessio Scarpi, secondo portiere della squadra genovese e chioccia di Rubinho. Alcuni fra voi ricorderanno la dignitosissima carriera del giocatore marchigiano, per anni in porta al Cagliari, poi all’Ancona e da qualche stagione nel capoluogo ligure. Ebbene, ieri sera, in quei 120 minuti, Scarpi ha dovuto accollarsi il peso di tenere a galla la sua squadra, comunque ordinatissima nel resistere in dieci uomini per quasi tutta la durata dell’incontro.
Perché ho parlato di concentrato di quello che può accadere a chi gioca in porta? Scarpi ieri ha respinto il rigore di Adriano, ha fermato le conclusioni del brasiliano in più di un’occasione, tra colpi di testa, di tacco e sforbiciate, si è ripetuto in uscita su Crespo e Chivu, ha respinto le conclusioni di Zanetti, Maicon e chissà quanti altri ancora, per poi lasciarsi cadere impotente sullo stacco di Adriano. Dall’altra parte, Toldo, inoperoso per tutta la partita, si vede superare da un missile terra aria di Rossi, che porta i Grifoni ai supplementari. Scarpi continua la sua personalissima impresa, sino a quando un tiro velenoso di Ibrahimovic non gli rimbalza davanti e lo costringe all’errore tecnico, dando così il via libera alla vittoria nerazzurra. Dopo arriverà anche l’incredibile esterno dello svedese, abile a portarsi fuori porta lo stesso portiere, che gli aveva chiuso lo specchio, solo qualche attimo prima. Insomma, Scarpi ha parato tutto quello che c’era da parare, ma alla fine è stato il suo mancato intervento a chiudere l’incontro. Fossimo dei semplici cronisti, ora diremmo che l’errore ha macchiato la prestazione, e altre frasi di questo tipo, ma da portiere (che spessissimo sbaglia, anzi farei notizia se non facessi errori), Scarpi non ha davvero nulla di cui doversi rimproverare. Se il Genoa è arrivato sino ai supplementari, gran parte dei meriti sono i suoi. E’ vero, a volte capita la partita perfetta, ma i presupposti affinché potesse venire proprio ieri, erano davvero fragili, tra inferiorità numerica, freddo e forza degli avversari. Agli occhi di tutti resteranno il rigore parato, il triplo intervento su Adriano e gli applausi dei suoi tifosi.
Non mi dimentico del povero Toldo. Prendere quel gol, quando la partita sembrava essersi finalmente sbloccata, deve essere stata una bella botta. La faccia che aveva subito dopo il pareggio, valeva più di mille parole. Per entrambi ora il ritorno in panchina, ma sempre a testa alta.
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