“Durante la Peace Cup in Spagna i tifosi mi hanno fatto ottomila inchini, l’allenatore dell’Aston Villa ha voluto conoscermi e mi ha detto che per lui sarò sempre una leggenda. Poi torno in Italia e c’è chi si domanda perché noi vecchietti siamo ancora in Nazionale. Nel nostro Paese, insomma, c’è poco rispetto”. Parole di Gigi Buffon, infastidito dalle continue critiche che sono costretti a sentire da certa stampa, soprattutto durante le partite con la nazionale. Poi ci tengo a precisare, che come spesso accade, i giornali riportano le parole in modo artefatto, facendo passare Buffon per un esaltato che ama chiamarsi leggenda davanti allo specchio…
Una polemica nata e sopita in un istante, perché Buffon ha il diritto di esprimersi e sa non essere mai scontato. Chiede rispetto sapendo di meritarselo, pur conscio di non avere più le caratteristiche che lo hanno reso la ‘leggenda’. Ma i migliori sanno sempre come ottenere il massimo da se stessi.
Amelia torna a parlare direttamente dal ritiro del Palermo. L’entusiasmo e i propositi di Zenga hanno contagiato tutta la squadra e il portiere non ne è rimasto immune. Queste alcune delle sue dichiarazioni, che spaziano dal nuovo campionato ai propositi con la nazionale: “Quella che sta per iniziare sarà una stagione importante. Un grande portiere deve confermarsi ogni anno. Sarà l’ennesima stagione nella quale dovrò far vedere di meritare il mio posto sia nel Palermo che in Nazionale. Come squadra puntiamo in alto, anche se sulla carta ci sono squadre più forti di noi. Se abbiamo un atteggiamento vincente e cercheremo sempre di portare a casa i tre punti possiamo lottare, bisogna comunque giocarsela. Lo scudetto è il sogno di tutti, anche se potrebbe diventare un obiettivo, visto che Palermo è una grande realtà. Il presidente e l’allenatore hanno grande entusiasmo e ci sono grandi giocatori con qualità enormi, perchè non provarci. Se lavoreremo bene possiamo anche sognare, poi naturalmente di partita in partita valuteremo i nostri obiettivi. Anche in Nazionale sarà difficile potersi confermare, ci sono squadre molto forti e noi siamo a metà tra una certezza ed un cantiere aperto con diversi giovani che si stanno accostando ad una intelaiatura composta da grandi campioni”.
Che dire, il posto a Palermo mi sembra garantito e non ci sarà Fontana a mettergli pressione. In nazionale, a meno di scelte clamorose, Lippi gli confermerà la fiducia come primo sostituto di Buffon. Lo scudetto? Più facile vincere un altro mondiale…
Se non vi basta, di seguito la conferenza stampa in video:
Chi è Essam El-Hadary, l’assoluto protagonista della partita tra l’Italia e l’Egitto. Per gli italiani un perfetto sconosciuto, eppure il 36enne portiere di Damietta è considerato uno dei migliori portieri africani di sempre. Una carriera quasi interamente spesa nell’Al Ahly, squadra de Il Cairo e dominatrice incontrastata del campionato egizio. Infatti, il portiere è sceso in campo 510 volte, segnando anche un gol e vincendo sette campionati nazionali, quattro coppe nazionali e quattro supercoppe, mentre a livello internazionale, tre CAF Champions League e tre Supercoppe d’Africa.
Lo scorso anno, El-Hadary ha il suo momento di notorietà in Europa. In Egitto fece molto scalpore il suo trasferimento nelle fila della squadra svizzera del Sion. Il giocatore, dichiarato incedibile dalla sua società, è stato tra i primi a usufruire del famoso art.17, il quale permette ai giocatori di rescindere unilateralmente il proprio contratto in cambio di un’indennità dopo un periodo di 3 anni. Oltre questo, o forse proprio a causa di questo, El-Hadary venne criticato in patria per aver indossato una maglia che sponsorizzava un vino. L’immagine del portiere si stava incrinando e per cercare di risolvere la situazione, lui stesso decise di apparire in televisione e scusarsi pubblicamente. Da qui, il ritono all’Al Ahly, la messa fuori rosa per poco meno di un mese e una multa. Peccato per lui che la Fifa non abbia fatto passare la cosa e anzi, abbia da poco sentenziato, comminando al giocatore una multa di 1.200.000 dollari e la squalifica per 4 mesi. Squalifica non acora scontata e che, a ragion veduta, avrebbe fatto molto piacere alla nazionale italiana.
Sky Sport 24 ha approfittato della giornata libera di Buffon per incontrarlo e fargli alcune domande. La risposta che ha destato maggiori reazioni è sicuramente questa: “Lo scudetto sicuramente lo vincerà l’Inter, perché ha un bel margine di vantaggio su di noi. Poi, è una squadra molto quadrata. Per cui, credo che difficilmente se lo lascerà sfuggire”. Certo, niente di speciale, se non fosse il portiere dell’unica avversaria rimasta in corsa per strappare lo scudetto ai nerazzurri. E aggiunge: “L’Inter è sicuramente la squadra più completa, con l’organico migliore. Per ora merita di essere prima, anche se, come tutte le grandi squadre, in certi momenti ha avuto un briciolo di fortuna, un po’ di buona sorte, qualche svista a proprio favore“.
Chi conosce Buffon, sa bene quanto sia maturato in questi anni e quanto le sue parole siano sempre pesate e pensate. E’ per questo che le dichiarazioni fatte ai microfoni di Sky Sport 24, vanno prese con la giusta attenzione, lette nel contesto e senza alcuna dichiarazione reale di resa. Credete davvero che il portiere juventino si arrenda a nove partite dal termine del campionato? Sette punti sono recuperabili, soprattutto considerando lo scontro diretto che si terrà all’Olimpico di Torino. Insomma, io non ci credo proprio, anche e soprattutto se avete visto la faccia sorridente di Buffon mentre faceva queste dichiarazioni.
Infine, c’è stato anche un accenno alle prossime partite di qualificazioni ai mondiali e alla mancata convocazione di Cassano: “Finché non sono commissario tecnico, sono contento di non dover rispondere per forza e dover dare spiegazioni. Nel momento in cui riterrà opportuno convocare Antonio, il mister lo farà senza nessun tipo di remora e di problemi“. Io non ne sono così sicuro…
Abbiamo già trattato Federico Marchetti, compiacendoci per la capacità con cui è riuscito a imporsi a Cagliari, sostituendo Storari e superando i primi tempi di adattamento alla nuova realtà. Lippi lo segue da tempo e non mancano le squadre che vorrebbero puntare su di lui. A confermare questa ‘scontata’ ipotesi è Guglielmo Gabetto, procuratore di Marchetti, intervistato da calciomercato.it: “I contatti ci sono sempre, tra addetti ai lavori ci si parla. Sicuramente non ci può essere in questo momento una trattativa vera e propria e poi prima deve essere contattata la società. Però, è ovvio che si parli di Federico Marchetti anche in chiave mercato. La prima parola spetta al Cagliari, aspettiamo la fine della stagione prima di poter parlare del suo futuro”. E ancora, sulla possibilità di andare all’estero: “Non saprei. Io lo scorso anno gli chiesi come se la cavava con l’inglese e lui mi rispose che per stare in porta basta saper 4/5 parole, quindi penso che non avrebbe nessun problema a fare un’esperienza all’estero. Vedremo cosa verrà fuori, anche perchè vista l’importanza del giocatore penso che ci saranno molte società interessate”.
Nell’intervista si parla anche della scarsa fiducia avuta dal Torino: “Quando i granata avrebbero dovuto dar fiducia al giocatore, ricordo un Verona-Torino con Sorrentino espulso, ha preferito comprare Berti per fargli giocare una partita e lui è stato messo da parte. Per Federico è stata una bocciatura pesante anche a livello psicologico”. Non manca anche il suo personale e interessato giudizio su una possibile convocazione in nazionale: “Non sono io a dover dire se è pronto per la Nazionale, pero’ se gli dovessero concedere una chance la sfrutterà nel migliore dei modi. E’ un grande professionista Federico Marchetti, si vede dalla serietà e dall’impegno che mette negli allenamenti e dalla cura dei particolari. Lo ha dimostrato con i fatti e secondo me potrebbe essere anche pronto per l’azzurro“.
Se volete leggere tutta l’intervista, vi rimando al link inserito sopra. A Marchetti non resta che confermarsi in questo finale di stagione. I presupposti sono ottimi, con il Cagliari praticamente salvo e libero da qualsiasi tipo di pressione. La Confederations Cup potrebbe essere una buona occasione per approcciare la nazionale. La scelta spetta a Lippi e al suo staff (Bordon e Peruzzi in prima fila). Buffon e Amelia sono intoccabili, quindi la lista dei concorrenti si restringe all’esperto De Sanctis e il sempre pronto Curci (convincente, ma non sorprendente). Le possibilità di Marchetti sono molte, tra interesse dei media, età, caratteristiche fisiche e tecniche. Io sulla convocazione ci scommetterei (se lo facessi…).
Ieri sera, Gigi Buffon è stato il protagonista della trasmissione televisiva di Sky Sport 1 ‘I Signori del Calcio’. L’occasione ha dato modo al portiere della Juventus e della nazionale, di parlare di tantissimi argomenti professionali e personali. Vediamo un pò cosa ha detto di interessante:
Portieri si nasce o si diventa? Nel mio caso lo sono diventato, però probabilmente si nasce. Magari lo ero, ma non me ne ero ancora accorto.
Chi ti ha spinto a cambiare ruolo da piccolo? Spinto in maniera diretta no, però mio padre mi ha sempre seguito nei settori giovanili e mi ha proposto di provare per divertimento perché aveva intravisto qualche qualità.
N’Kono e il Genoa: idolo e squadra del cuore. Sono scelte singolari per un ragazzino: perché? N’Kono perché mi rapì il Camerun ai Mondiali del ’90, era la mia seconda squadra in assoluto, tifavo con il cuore, tant’è che poi sono andato a conoscere tanti giocatori di quel Camerun. N’Kono aveva una bellissima respinta di pugno, faceva fare alla palla 30-40 metri respingendo con il pugno, era un portiere molto folkloristico, faceva capriole anche durante la partita, mi piacevano quei personaggi lì che riuscivano sempre a sdrammatizzare. Genoa perché Carrara non è lontana, un po’ di influenze si facevano sentire, poi ho uno zio di Genova tifoso del Genoa che mi portava in macchina e sul cruscotto vedevo lo stemma del grifone, molto bello secondo me. E da piccolo vieni conquistato dalle figure e dai disegni.
Da piccolo ti volevano Bologna, Milan e Parma. Perché il Parma? Perché era destino, sono stato fortunato, i miei genitori mi hanno dato l’ennesimo giusto suggerimento ed era vicino a casa. Avevo solo 13 anni, dovevo fare ancora la terza media, per cui andare via di casa per loro non era una grande gioia. Parma era una città a misura d’uomo, per me era anche una società simpatica, emergente, che magari poteva dare l’opportunità a un giocatore giovane di esplodere. Così è stato.
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Le buone prestazioni di Federico Marchetti a Cagliari sono il miglior biglietto da visita per un portiere giovane e alla prima esperienza importante in Serie A. Molti prevedono un futuro importante per il giocatore e la prospettiva di entrare nel giro della nazionale, se riuscirà a mantenersi sui attuali livelli di rendimento. A confermarlo è il direttore generale della società cagliaritana, Francesco Marroccu, intervenuto radiofonicamente ai microfoni di radio kiss kiss network: “Sappiamo che Lippi lo sta seguendo con attenzione. Siamo stati bravi a tesserare il miglior portiere della serie B, lui dopo un periodo iniziale difficile, in particolar modo nel corso del precampionato in Portogallo, ha dimostrato di avere grandissima personalità e adesso, nonostante la giovane età, scende in campo come se fosse un veterano del nostro calcio”.
A Marchetti non resta che continuare su questa strada. L’arrivo a inizio stagione di Lupatelli, poteva aumentare le preoccupazioni per il suo avvio stentato, ma dalla partita con il Milan in avanti, i risultati sono arrivati e la stima di colleghi ed esperti, non potrà che essergli d’aiuto per continuare a maturare e crescere.
Prima da titolare ieri sera per Morgan De Sanctis. Il portiere del Galatasaray ha sostituito gli assenti Buffon e Amelia nell’incotro dell’Italia contro la Grecia. Una prestazione sostanzialmente sufficiente. Sul vantaggio greco De Sanctis si distende, riuscendo a toccarla, ma non sufficientemente per evitare il gol. La sua presenza in campo è stata una buona occasione per sentire cosa ne pensa del suo attuale momento professionale e sul calcio in generale.
Su Calciomercato.com ha parlato della sua esperienza in Turchia: “All’estero si sta bene. Ho avuto la fortuna di approdare in città fantastiche come Siviglia e Istanbul e di giocare per due grandi club. In Italia solo quattro o cinque squadre potrebbero darmi quello che ho in questo momento. Essendo un calciatore, sono un privilegiato perchè posso condurre una vita serena e tranquilla. Personalmente sta andando tutto per il verso giusto, ma anche a livello di squadra il bilancio è positivo”. La formula del prestito non dà comunque troppe garanzie: “Tornare in Italia? Non lo so, le vie del Signore sono infinite. Io non posso far altro che ringraziare il Galatasaray per l’opportunità che mi ha dato e voglio che le porte di questa squadra restino aperte per me anche al termine della stagione. Di sicuro, però, bisognerà parlare con il Siviglia. Il club andaluso può contare su Palop, ottimo portiere e grandissimo professionista, un vero punto di riferimento per i compagni. Se tornassi, uno dei due probabilmente sarebbe di troppo. La società quest’anno ha capito le mie esigenze. Quando dovremo tirare le somme, valuteremo per il bene del Siviglia e del sottoscritto. Dopo tredici anni da professionista in Italia, è naturale che ci sia il desiderio di confrontarsi con altri tipi di calcio. L’ho fatto in Spagna e lo sto facendo in Turchia. Chissà che non possa farlo anche altrove”.
Non è la prima volta che Amelia sostituisce Buffon in nazionale. Ha esordito in nazionale il 16 novembre 2005 contro la Costa d’Avorio e ieri contro il Montenegro è stata solo l’ultima occasione in cui il portiere del Palermo ha potuto dimostrare agli eterni scettici il suo valore e ribadire che dietro Buffon non c’è il nulla.
Tra i migliori in campo, non poteva non rilasciare dichiarazioni nel dopo partita, soprattutto dopo l’ottima prestazione fornita. Ecco le sue parole: “Le parate che ho fatto e che hanno salvato il risultato ci volevano, servivano a zittire quanti dicevano che dopo Buffon non c’è nessuno. Sono contento – continua – che le mie parate siano servite per portare a casa questa vittoria che per noi era importantissima, dimostrando anche stavolta, come in altre occasioni, di poter essere uno sui cui contare. Ai portieri basta dare fiducia, basta vedere come sono cresciuto a Livorno… Abbiamo sofferto, ma l’abbiamo meritata. Io ho sempre dimostrato il mio valore, soprattutto in questi casi quando Gigi ha qualche problema. Non sono ai livelli di Buffon che è certamente di un’altra categoria, però a volte si vanno a prendere all’estero dei portieri perchè costano di meno e poi si fanno maturare con i nostri preparatori che sono i migliori al mondo”.
C’è anche la punzecchiatura finale a qualche presidente: “Andare ad acquistare i portieri stranieri è una conseguenza ovvia perchè costano meno ed in Italia possono crescere con i migliori preparatori del mondo: basta vedere quanto chiedono alcune società per i portieri italiani che giocano in serie B…”. Che stesse parlando di Viviano? Io non l’ho detto…
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Classifica miglior portiere Serie A (37° giornata)
46 pt.Buffon
33 pt. Benassi
28 pt. Consigli
27 pt. De Sanctis
22 pt. Abbiati
21 pt. Gillet
20 pt. Marchetti
19 pt. Frey
19 pt. Handanovic
19 pt. Julio Cesar
14 pt. Agazzi
13 pt. Antonioli
12 pt. Pegolo
10 pt. Sorrentino
8 pt. Bizzarri
8 pt. Boruc
7 pt. Stekelenburg
6 pt. Agliardi
6 pt. Brkic
4 pt. Mirante
3 pt. Benussi
3 pt. Castellazzi
3 pt. Curci
3 pt. Julio Sergio
3 pt. Ravaglia
2 pt. Avramov
2 pt. Carrizo
2 pt. Tzorvas
2 pt. Viviano
1 pt. Amelia
1 pt. Lobont
1 pt. Pavarini
1 pt. Storari
1 pt. Terracciano
1 pt. Ujkani
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