Tempo di interviste sui giornali. Ieri era toccato a Buffon, mentre oggi è il turno di Julio Cesar, intervistato dalla Gazzetta dello Sport. A differenza di quella rilasciata dal portiere juventino, quella del giocatore interista si mantiene su canoni più convenzionali, non oltrepassando i confini dell’attività sportiva. Sto notando anche una certa ripetitività nelle domande, dall’arrivo in Italia, a cosa fare per diventare così forti, etc. Forse, sarebbe ora di cambiare il bagaglio di domande, anche se il lettore abituale tende a dimenticare velocemente quello che ha letto solo poche settimane prima. Comunque sia, come di consueto, prendo le parti che ho trovato più interessanti:
Julio Cesar, cosa prova a essere il miglior portiere del campionato?
“Il miglior portiere del campionato è sempre quello della squadra migliore. Anche se il nostro è un ruolo particolare, che spesso viene giudicato a parte e nel quale l’errore è sempre più evidente rispetto ad altri ruoli, nel calcio moderno è il gioco di squadra che condiziona le nostre prestazioni. Parlare di miglior portiere o di difesa migliore credo sia un concetto un po’, come dire, vecchio, perché la fase difensiva non può essere esclusivo lavoro per i 4 o i 3 o i 5 difensori più il portiere”.
Con l’arrivo di Josè Mourinho è cambiata l’organizzazione difensiva?
“Premettendo che non mi piace mai fare confronti fra l’allenatore di prima e quello di oggi, perché con entrambi ho avuto e ho ottimi rapporti, credo che, calcisticamente parlando, sia più corretto dire che è cambiata la preparazione al gioco e alla partita, sia nella fase difensiva che nella fase offensiva. Ogni allenatore ha il suo modo di lavorare, quindi la sua personalità, il suo carattere, il suo modo di volere la squadra. Come dicevo prima, la fase difensiva non è più slegata dal resto del gioco”.
C’è un gol subìto che vorrebbe cancellare?
“Sono tanti i gol che vorrei cancellare, difficile fare una scelta, perché il gol che il portiere non vorrebbe mai prendere serve per imparare ancora, per crescere attraverso gli errori per non ripeterli più. E’ il destino del nostro ruolo, l’essenza stessa: non esiste gol senza errore, quindi non esiste portiere senza errore. Qualcosa si sbaglia sempre, tecnicamente, e poi sull’errore si lavora durante gli allenamenti per evitarli in altre gare”.
Apriamo il cassetto dei sogni: c’è una Champions League vinta ai calci rigori con l’ultima parata di Julio… Contro chi?
“Se capiterà, sarebbe bello vincere la Champions nei tempi regolamentari. Senza problemi, da portiere disoccupato senza neppure il voto in pagella. Così avrò più energie per festeggiare…”.
Come sempre, vi rimando al testo completo se volete leggere tutta l’intervista.
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