Venderdì scorso, su Sky Sport 1 è andata in onda la trasmissione “Special100one” con protagonista il portiere dell’Inter Julio Cesar. Sul sito ufficiale dell’Inter è riportato l’intero contenuto dell’intervista. Di seguito gli spunti più interessanti:
Julio Cesar: ci parli del suo momento all’Inter…
“Per me è uno dei migliori della mia carriera, non solo nell’Inter, ma anche in nazionale. All’Inter stiamo benissimo, siamo lì in campionato ad un punto dal Milan e in Champions League siamo primi nel nostro girone e, se vinciamo la prossima partita, siamo già qualificati. Dobbiamo rimanere con la testa tranquilla, lavorare e guardare sempre avanti”.
Cosa vi siete detti lei e Nicolas Burdisso dopo l’episodio del primo gol dell’Anorthosis?
“Ognuno si prende la propria responsabilità, abbiamo sbagliato tutti e due… Il calcio e’ così, i gol nascono sempre dall’errore di qualcuno. L’importante e’ rimanere tranquilli durante la partita, riprendersi velocemente e cercare di fare una bella gara. Poi, a freddo, si parla in allenamento di cio’ che e’ accaduto”.
Sente di essere arrivato al massimo della forma o può ancora migliorare?
“Ogni volta che scendo in campo, cerco di dare il 100 per 100. È anche vero che provo sempre a migliorare in ogni partita e in ogni allenamento. Voglio continuare cosi’ e migliorarmi sempre di piu’”.
Luca Marchegiani ha dichiarato che la sua più grande qualità è l’umiltà…
“Nella mia carriera ho visto tanti giocatori che hanno vissuto momenti belli, ma anche momenti brutti. Penso che si debba restare sempre con i piedi per terra, anche quando si vivono momenti positivi. Ringrazio Luca perche’, se sono arrivato all’Inter pronto per giocare, e’ perche’ i mesi passati al Chievo con lui mi sono serviti per prepararmi bene”.
È vero che sua moglie ha condotto la trattativa con l’Inter?
“Lei parla italiano e mi ha dato una mano. È vero che dovevo andare in Portogallo, ma quando mi ha chiamato l’Inter ho detto a mio padre di fermare tutto perche’ volevo venire all’Inter. Sono contento che sia andata cosi’”.
Quanto la inorgoglisce aver rinvigorito la tradizione dei bravi portieri all’Inter?
“Sono contento. All’inizio e’ stato difficile e non mi sono subito adattato, ma Mancini mi ha aiutato molto. Se sono arrivato a questi livelli, devo ringraziare molto anche lui. Ho avuto la fortuna di conoscere Walter Zenga al centenario dell’Inter, mi ha chiesto scusa perche’ aveva detto che l’Inter aveva bisogno di un portiere nonostante ci fossi io. Sono stato contento per una cosa del genere detta da un grande campione come lui…”.
Che differenza c’è stata nel passare da Giulio Nuciari a Silvino?
“Hanno due caratteri diversi: Nuciari e’ piu’ serio e molto professionale, con Silvinho parliamo la stessa lingua. A volte ci insegnamo le parole in Italiano a vicenda, anche se lui fa fatica… A parte gli scherzi, comunque, anche lui in allenamento richiede la massima concentrazione ed è molto serio”.
Si può dire che in questi anni è molto migliorato nelle parate basse e nei calci piazzati?
“Sulle punizioni ho commesso degli errori, ma ogni volta che prendo gol su punizione salta fuori questa cosa… Mi ricordo con il Palermo, io ho messo la bariera al contrario e ho preso goal da Corini: ma non era stata una cosa voluta da me, Mancini aveva voluto provare questa cosa qualche giorno prima in allenamento. Dopo quella volta non abbiamo piu’ messo la barriera al contrario, ma dopo quell’episodio sono iniziate le voci maligne che mi vogliono scarso sui tiri piazzati. Per quel che concerne le parate basse, sono molto difficili e sono contento di riuscire a parare anche questi tiri”.
Una delle sue più belle parate è stata quella contro il Fenerbahce su un tiro di Alex…
“Sì, ma a me e’ piaciuta molto quella che ho fatto su Fernando Torres a Liverpool. Per me e’ stata la mia miglior parata”.
Lei è sempre dell’idea che suo figlio può fare il calciatore, ma non il portiere?
“Se facesse il portiere, non mi piacerebbe proprio… Lui deve scegliere quello che vuole, è piccolo e ha solo 6 anni. Certe volte viene da me e mi chiede di giocare a basket, altre volte a pallavolo o tennis. Non si accontenta mai. Un’altra volta è venuto da me e mi ha detto che non voleva giocare più a calcio, non andare più alla scuola calcio dell’Inter e io gli ho risposto di fare quello che voleva. Anche se è piccolo, rispetto le sue decisioni. Penso che la cosa più importante sia studiare, crescere ed essere un bambino maraviglioso. Questo basta”.
Il testo completo dell’intervista con altri commenti su Adriano, il suo arrivo in Italia, il rapporto con la moglie e tanto altro è leggibile qui.
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